FOTOGRAFIA: IL MIO URLO ALLA VITA

Sono una fotografa, ho lavorato per tanti anni come reporter, ho fatto fotografie di ogni tipo, ho girato per la città e per paesi diversi alla ricerca dello scatto giusto, dell’attimo perfetto da immortalare per sempre.

La mia storia inizia in Salento, un luogo dalla terra rossa e gli ulivi secolari. Un luogo dove si è combattuto, si è amato, dove c’è stata la morte e la vita. Dove c’è stato il tempo delle armi e quello dei fiori. Ero solo una bambina quando un pomeriggio, un uomo, amico, ha condiviso con me, il suo saper vedere e mi ha insegnato a trasformarlo in comunicazione, fotografia.

Cos’è per me la fotografia?

La fotografia è una scelta. Il fotografo incarna il perfetto equilibrio dei sensi. L’occhio, la vista è il senso che utilizza per dar voce a tutti gli altri. La mente seleziona, separa e unisce. Lo spazio intorno a noi muta con il mutare delle emozioni che derivano dai sensi stessi. Una fotografia è il pathos di un momento, congelato nel tempo che durerà all’infinito. La maschera è la volontà di affacciarsi alla finestra e dare il benvenuto ad un nuovo giorno. Ognuno a suo modo, con colori differenti e nuove possibilità. Camminando ci intrecciamo, influenzati dal riflesso di ciò che ci circonda, in relazione a ciò che siamo, modifichiamo il nostro aspetto. Non solo noi, tutto si corrisponde e nulla conclude mai. Lo spazio in cui viviamo è uno scrigno, trattiene con se le nostre esperienze, di esse si nutre e ne fa il proprio aspetto. E’ la memoria del luogo.                                                                                                                      

Il compito del fotografo è mostrare la corrispondenza degli elementi su una linea parallela a quella dello spazio e del tempo.  La macchina fotografica è il mezzo che permette di imprimere le scelte, in termite tecnico, inquadrature. Mettendo in quattro limiti una porzione di spazio, di idee, di sensazioni e di tempo, si da modo a tutto ciò che non è stato impresso in quei limiti, a tutto ciò che non è stato scelto, di esistere. Questa è la base della mia teoria degli estremi.
Nasciamo con tutte le soluzioni. Possediamo ogni talento. Durante la vita ne sviluppiamo solo una parte. Le soluzioni sono i diversi punti di vista. i punti di vista sono gli obbiettivi. Ciò che esclude, è anche ciò che include, mettere, è anche togliere, Il bianco è anche nero. Il pieno inizia da un vuoto. Per fare una fotografia si deve essere in grado di vedere il tutto nel nulla. Solo la bellezza riscatta la tragedia. C’è bisogno di amore per capire il dolore. E’ una bilancia perfetta. Forze positive e negative hanno lo stesso peso. Si alternano. Si attraggono e si respingono, ma in ogni fase collaborano.
A mio parere, la più grande contrapposizione esistente è la relazione tra immaginazione e realtà. L’immagine è la presa di coscienza. Il punctum è la riflessione sulla propria identità, lo specchio della nostra anima. Il mio modo di fotografare vuole essere il riscatto per tutti quegli elementi a cui, da decenni, è stata data una definizione ben precisa. Difenderò e testimonierò la molteplicità dell’essere.

Lavinia Inciocchi

Pubblicato da Lamediluce

fotografa

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